Siti internet responsive | Content is like water

Perché realizzare siti internet responsive? “Be like water, my friend”

In Responsive Website & Mobile, Servizi

“You must be shapeless, formless, like water. When you pour water in a cup, it becomes the cup. When you pour water in a bottle, it becomes the bottle. When you pour water in a teapot, it becomes the teapot. Water can drip and it can crash. Become like water my friend.”

Bruce Lee

Perché realizzare siti internet responsive?

La struttura di un sito internet, così come qualunque altra forma di comunicazione che tende a rendere visibile un’entità per scopi più o meno commerciali, spesso varia enormemente a seconda del supporto su cui viene visualizzata: come la comunicazione cartacea presuppone tutta una serie di formati ognuno dei quali è adatto ad uno scopo specifico (brochure, flyer, cartellonistica…), allo stesso modo la visibilità sui device elettronici, desktop o mobile, implica una riflessione sulla tipologia e sul layout dei contenuti da inserire. Riflessione che Josh Clark, fondatore di Big Medium e guru della mobile experience, ha affrontato iconicamente in “Seven Deadly Mobile Myths” sfatando i sette miti capitali che affliggerebbero l’interfaccia e la visualizzazione dei siti internet su mobile. Secondo Clark, chiunque realizza prodotti o servizi deve essere innanzitutto un “antropologo”, dal momento che, per fornire soluzioni, è necessario comprendere il comportamento, la cultura e i problemi dell’utente, del destinatario cui si rivolge il prodotto o il servizio in questione; il destinatario è in questo caso il “mobile user”, figura, a suo avviso, spesso trattata in modo approssimativo da chi costruisce e struttura contenuti web, ad evidente discapito del modo in cui questo servizio viene fornito.

Mito #1: gli utilizzatori del mobile sono frettolosi e distratti

85% expect mobile to be AT LEAST AS GOOD as desktop
Secondo Clark questo mito porta a costruire contenuti “snack” in versione responsive, che presuppongono pochi secondi di attenzione: in realtà non sempre chi interagisce con il cellulare o il tablet è di fretta, perciò ridurre funzionalità e contenuti potrebbe portare alla spiacevole esperienza per l’utente di non trovare ciò che cerca quando in realtà si aspetta di trovare tutto ciò che è disponibile in versione desktop;  questo mito è un’ipotesi sbagliata che porta a decisioni sbagliate, nonché a servizi di scarsa qualità che si riflettono assai negativamente sull’immagine e sul riscontro economico dell’entità che si vuole rappresentare.

Mito #2: mobile = meno

Don’t confuse context with intent.
Secondo Clark focalizzarsi sul contesto, ovvero sulla dimensione dello schermo, porta ad abbracciare presupposti errati nella costruzione di contenuti responsive: il fatto che un device sia materialmente più piccolo non elimina la sua natura di strumento, che l’utente si aspetta di poter utilizzare in tutte le sue funzionalità; la visualizzazione su mobile può essere differente, ma non arbitrariamente carente.

Mito #3: complessità è una brutta parola

Mobile doesn’t mean less, it doesn’t mean lite.
Per loro natura le applicazioni e i contenuti web possono presentare un certo grado di complessità per riuscire ad espletare la loro funzione in modo completo; questa complessità, fatta di stratificazioni di informazioni e funzionalità deve per Clark essere resa in modo integrale, ma naturale ed inerente allo scopo che si prefigge: la complessità non va spogliata in modo casuale ma semplificata, per garantire la miglior esperienza possibile all’utente, presentando i contenuti in modo dinamico ed intuitivo.

Mito #4: tap e click in più sono il male

Progressive disclosure.
Tap (tocchi) e click sono il mezzo con cui l’utente interagisce con i siti web: quello che dunque per Clark è importante nel determinare la struttura degli applicativi web, non è tanto contare i singoli click o i singoli taps, quanto definirne la qualità: se un click in più porta l’utente ad approfondire l’esperienza sul web in modo proficuo, è un click “buono”, che risponde correttamente alla complessità di un contenuto o di una funzionalità che progressivamente si disvela, facilitando altresì la semplificazione di quella stessa complessità.

Mito #5: devi avere un sito web mobile

Content runs the show.
Alla base di questo mito c’è per Clark l’errata presupposizione che esistano molteplici contenuti web, tanti quanti sono i device che li ospitano, un “mobile web” ed un “desktop web”, ad esempio. In realtà occorre cambiare punto di vista e considerare in primo luogo l’essenza del contenuto e del servizio che si vuole offrire, per poi crearne la migliore esperienza possibile sui vari strumenti. A questo punto sarà il semplice buon senso che suggerirà se rendere il sito web responsive, o realizzarne una versione separata per il mobile.

Mito #6: Mobile significa App

When you put water in a cup, it becomes the cup. When you put water in a bottle, it becomes the bottle. When you put water in a teapot, it becomes the teapot.Bruce Lee
Clark sostiene che l’attuale corsa alle App focalizza di nuovo l’attenzione non tanto sul prodotto che si vuole presentare, quanto sul medium (cellulare, tablet) che costituisce il tramite di quella presentazione: in realtà il prodotto deve essere visto come un contenuto la cui strategia di comunicazione non è determinata dall’app o dalla forma del sito, ma da quello che è in se stesso. Sbarazzarsi del rigido controllo sulla forma, per quanto strano suoni alle orecchie di un designer, è il modo di cambiare punto di vista sul rapporto prodotto/media: non è il contenitore, la forma, a determinare i contenuti, ma sono i contenuti a fluire dinamicamente nei diversi contenitori; questa è per Clark la grande lezione della famosa frase di Bruce Lee “Become like water”, una lezione che provocatoriamente non viene da un informatico o da un designer, ma da un maestro di arti marziali, a testimonianza di un principio valido universalmente, basato sulla semplicità dell’acqua; ancora una volta, non è il device a determinare il contenuto, ma è l’essenza del contenuto che deve essere trasversalmente l’oggetto di una web experience future-friendly; in questo modo la progettazione delle applicazioni sarà basata su un back-end univoco e si diffonderà in modo “cloud” tra i vari media, cosicché contenuti ed applicativi saranno in grado di seguire l’utente durante la sua giornata, tra i diversi device.

Mito #7: CMS e API sono roba da nerd

“Metadata is the new art direction.”Ethan Resnick @STUDIP101
Strutturare i contenuti sfruttando le potenzialità degli strumenti informatici come i vari CMS o le librerie API, non è per Clark roba da “database nerds” ma è il modo in cui l’essenza del prodotto/contenuto può venire alla luce, abbandonando la strenua ricerca della forma, che per quanto importante, deve essere sottoposta al vaglio del “controllo creativo” ed interagire con quelli che sono i metadati: l’interfaccia grafica e visuale ha sì la sua importanza, ma solo in funzione della reale fruibilità dei contenuti, che costituiscono il vero oggetto della strategia di progettazione web. Ciò che va ripensato, dinanzi alla sfida dei media presenti e futuri, non è il design, ma il contenuto.

Liberamente tratto da Seven Deadly Mobile Myths, Josh Clark, Boston, 2012

Illustration By Stéphanie Walter [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons